Quando la mancanza diventa insopportabile: cosa fare per andare oltre l’illusione (in modo politicamente scorretto)
E’ una sensazione strana quella della mancanza.
Forse dovremmo semplicemente chiamarla con il suo nome: paura.
Pensaci un momento: quando senti la mancanza di qualcosa (lavoro, denaro, una casa, ecc.) o di qualcuno (un partner, un amico, ecc.), che cosa stai provando?
Esatto: è paura.
Paura che quella cosa o quella persona non si manifesti nella tua vita o che, pur essendosi manifestata, tu la possa perdere.
E questa paura ha anche un’ulteriore declinazione, un’altra sfaccettatura più sottile che riguarda noi stessi e il nostro senso di inadeguatezza.
In parole povere, quando sentiamo che ci manca qualcosa o qualcuno ciò accade perché abbiamo ceduto tutto il nostro potere (e il nostro valore) a quella cosa / persona.
Facciamo un esempio.
Senti la mancanza insopportabile di una persona speciale, dell’amore della tua vita. Sei triste perché non l’hai trovata e questa tristezza, questo stato d’animo negativo, aumenta con il passare dei giorni.
E magari tale stato negativo cresce perché, intorno a te, vedi persone e continui a dirti: “Loro sì che sono felici con la loro dolce metà. Io invece…”
Vediamo le due facce della paura in questo esempio:
- la prima, quella più evidente: pensi che non troverai mai l’amore e quindi hai paura che la tua “persona speciale” non si manifesti nella tua vita e sul piano fisico
- la seconda faccia della paura, quella più subdola: stai, più o meno implicitamente, “delegando” il tuo potere, inteso come la capacità di sentirti appagat* e realizzat*, a quest’altra ipotetica persona e al momento in cui si manifesterà.
Al di là dell’esempio, come ti senti quando vivi situazioni di mancanza e le conseguenti sfumature della paura che abbiamo appena visto?
Spaventat*? Impotente? In balia degli eventi? Arrabbiat*?
Al di là delle sensazioni che si possono provare in quel momento, c’è un elemento fondamentale da tenere in considerazione: come reagisci alla cosa.
E, tra le mille opzioni possibili, una rimane sempre sullo sfondo come filo conduttore: ti senti una merda.
Nello specifico, senti di non valere niente e non essere degn* di ricevere nulla.
Questa sensazione, al di là dell’attivazione di specifiche reazioni chimiche tossiche nell’organismo (sarebbe interessante parlarne, ma non è questa la sede), causa letteralmente un terremoto nella tua vita e nella tua identità (anche se non te ne accorgi).
E sia chiaro, non sto facendo il supereroe: tutto questo lo so per esperienza. E fa piuttosto male.
Detto questo, vediamo come affrontare la cosa e andare oltre quella che è l’illusione della mancanza.
Sì perché la mancanza, per quanto ogni fibra del nostro essere (sul piano fisico) sia portata a credere il contrario, è un’illusione.
Basti pensare alla natura che, per definizione, non conosce il concetto di scarsità e riesce a provvedere per i bisogni di tutti secondo il suo equilibrio.
Ma torniamo a noi e al concetto dell’illusione della mancanza.
Si tratta di un’illusione perché, semplicemente, è una tappa del processo di manifestazione fisica.
Inoltre, sul piano puramente energetico non esiste problema che non abbia già una soluzione. E la mancanza non fa eccezione a questa regola.
Il punto, come accennato prima, sta nel come scegli di affrontare la cosa.
Nella Kabbalah questo concetto viene espresso chiaramente.
In un interessante articolo tratto dal podcast Spiritually Hungry di Michael e Monica Berg (lo trovi qui e te ne consiglio la lettura in quanto ricco di spunti), c’è un passaggio particolarmente rilevante per la comprensione dell’argomento di oggi:
“Quando si opera da un sentimento di amor proprio, si può accrescere ogni cosa: più amore, più gentilezza, più soldi, più realizzazione. Amare se stessi significa amare tutto di noi, anche se ci sono cose su cui sappiamo di dover lavorare. Non significa essere troppo sicuri di sé ed essere gonfi di ego. La fiducia non è la stessa cosa dell’amor proprio. Infatti, alcune delle persone più sicure ed estroverse sono le più insicure e autoironiche. Le persone che si amano veramente sono capaci di mostrare gentilezza anche quando non è giustificata e non hanno bisogno di riconoscimento o approvazione. Prenditi un po’ di tempo per valutare se ti ami veramente al livello più profondo, senza approvazioni esterne. Pensi di essere degno delle cose che desideri? Credete di valere abbastanza, difetti e tutto il resto compresi? Sii gentile e compassionevole con te stesso. Come può il Creatore darti le cose che vuoi se non credi di essere pronto a riceverle? Ama te stesso e permetti a te stesso di ricevere le benedizioni del Creatore a braccia aperte.”
Ecco il punto: l’illusione della mancanza arriva quando manca l’amor proprio, quell’amore per te stess* ad un livello così profondo da permetterti, letteralmente, di cambiare le lenti con cui guardi il mondo.
E cambiando queste lenti, puoi vedere e apprezzare quante benedizioni hai nella tua vita.
Quindi, a ben vedere, non esiste la mancanza dell’oggetto X o della persona Y.
Esiste solo mancanza di amor proprio.
E quando manca l’amor proprio, di fatto manca anche la capacità di darti valore, di vedere la splendida persona ricca di doni e di potenziale infinito che sei.
So cosa stai pensando: il mondo là fuori non porta in questa direzione e, in ogni caso, nella tua vita quotidiana la mancanza si fa sentire. E fa male, toglie il respiro, non ti permette di capire come uscirne.
Vediamo quindi, grazie allo Human Design, come affrontare la cosa nella vita di tutti i giorni e come gestirla dal punto di vista fisico, quindi rimanendo estremamente concreti.
Nei nostri centri energetici del corpo, abbiamo anche il “Will center” o “Centro della volontà” che vedi nell’immagine e che (non a caso) è connesso con il centro G (il rombo al centro) che riguarda la nostra identità.
Premesso che ogni valutazione più precisa non può prescindere da una lettura individuale (necessaria per comprendere il tuo design specifico, anche in relazione alla modalità operativa di questo centro nel tuo corpo) quel che è importante per te sapere è che in questo centro risiede (tra le tante cose) anche l’aspetto energetico del valore che ti dai.
E’ (anche) qui che pertanto vanno poste le domande necessarie ad uscire dall’illusione della mancanza e trovare il tuo amor proprio.
Esatto, perché contrariamente a quanto si dice, non devi cercare ostinatamente le risposte (soprattutto in tema di mancanza) all’interno della tua mente; al contrario, devi porti le domande giuste dal punto di partenza giusto.
A prescindere dal tuo design (che ha un’importanza fondamentale), le domande che grazie ai gates del will center (i numeri che vedi al suo interno, ne parleremo presto) puoi e devi porti per uscire dall’illusione della mancanza sono:
- Sto riconoscendo il mio ruolo e il mio contributo nel disegno cosmico e reclamando il mio posto?
- Sto riconoscendo e difendendo il mio valore e agendo di conseguenza?
- Sto onorando me stesso e la mia energia prendendomi cura di me?
- Sto riconoscendo il mio sacrosanto diritto ad essere generoso con me stesso?
Chiaramente, queste domande rappresentano solo una minima parte del funzionamento del Will center e, in generale, di tutti gli altri elementi che compongono il tuo corpo secondo lo Human Design.
Ed è per questo che posso garantirti che già iniziare a porti queste domande metterà in moto il meccanismo necessario a condurti verso l’apprezzamento di chi sei e di ciò che hai.
Questo non solo ti aiuterà a superare la mancanza, evitando di cadere nella trappola del lamento (a questo proposito ti consiglio di leggere questo articolo) ma, soprattutto, aprirà la strada per permetterti di ricevere tutto ciò di cui hai bisogno.
L’unica strada in tal senso passa necessariamente per le domande giuste che ti condurranno alla consapevolezza dell’apprezzamento per te stess* (e per ciò che hai) che, a sua volta, si tradurrà in apprezzamento e riconoscimento del tuo valore e della tua unicità.
Riprendendo l’esempio fatto all’inizio (sentire la mancanza di una persona speciale / dell’amore della propria vita), ecco come affrontare la cosa:
- Sto riconoscendo che, nel disegno cosmico, è possibile che in questo momento il mio ruolo sia quello di essere “da sol*” per realizzare ciò che sono chiamato a realizzare? E che quindi l’universo magari sta semplicemente operando di conseguenza per condurmi a qualcosa di più grande?
- Sto riconoscendo che il mio valore è tale a prescindere da chi mi è accanto e che, al massimo, questa persona potrà aumentarlo ma di certo non diminuirlo?
- Sto onorando chi sono prendendomi cura di me stess* o mi sto gettando via e svalutando alla disperata ricerca di “un* qualunque”?
- Sto riconoscendo che, prima di tutto, l’amore e la generosità devono essere verso me stess* e, di conseguenza, mi sto amando come merito?
Il tutto poi può riassumersi in una frase molto sintetica: sticazzi, io mi amo e valgo a prescindere da quel che succede.
Lo ribadisco: andando poi nel dettaglio del tuo design, potrai avere molte più informazioni sulle azioni da compiere.
E come hai visto, già applicando queste 4 semplici domande al caso concreto, potrai trovare molte informazioni che ti spingeranno a, letteralmente, rivedere le sensazioni di mancanza ridando valore a chi sei, oltre l’illusione della mancanza e con la consapevolezza che l’universo desidera in primis che tu ami te stess* per darti ciò che desideri.
Certo, non è la lampada di Aladino. Si tratta di un processo e può volerci del tempo.
Ed è proprio con l’apprezzamento derivante dal tuo Will center che potrai andare avanti nella piena consapevolezza del tuo valore, che ti condurrà a quel che vuoi e anche di più.
La prossima settimana affronteremo il tema dell’abbondanza (l’altra faccia, quella bella, della medaglia) e, sempre secondo lo Human Design, vedremo alcuni suggerimenti pratici e concreti da poter applicare per connetterti a quel che serve per manifestare l’abbondanza.
Possa la tua vita risplendere ed essere meravigliosa in piena espressione di chi sei davvero.
Danilo

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